Ascesso: la fretta serve, il panico no
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Endodonzia
Se il dolore arriva da solo, si accende di notte e l'antidolorifico lo attenua appena, quasi sempre è il nervo del dente — la polpa — che si è infiammato in modo irreversibile.
Il dolore da polpa infiammata ha caratteristiche riconoscibili: è spontaneo, non serve mordere o bere freddo perché arrivi; peggiora da sdraiati, quindi di notte; è diffuso e spesso non si riesce a indicare quale dente sia.
È diverso dalla sensibilità: quella arriva col freddo o col dolce e passa in pochi secondi. Se passa subito, il nervo di solito è ancora sano e c'è margine per salvarlo.
La visita e una radiografia dicono quale dente è e a che punto è l'infiammazione. Se la polpa è ancora recuperabile si lavora per tenerla viva; se non lo è, si toglie il tessuto infiammato, si puliscono i canali e si chiude.
In entrambi i casi il dolore si spegne quando si toglie la causa, non prima: continuare con l'antidolorifico serve solo a rimandare.
Il freddo sulla guancia dà sollievo più del caldo, che invece tende a peggiorare il dolore da polpa. Per il resto valgono le indicazioni del suo medico o del farmacista: nessun farmaco risolve un'infiammazione della polpa, la addormenta soltanto.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
Non necessariamente. Quando la polpa muore il dolore cessa, ma l'infezione resta e prosegue verso la punta della radice, dove prima o poi dà un ascesso. Un dente che ha fatto molto male e poi ha smesso va guardato.
Si può, ma non migliora da sé. Prima si interviene, meno tessuto è coinvolto e più semplice è il trattamento.
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