Quel dolore che non passa con l'antidolorifico
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Endodonzia
Un linfonodo gonfio sotto la mandibola o lungo il collo, insieme a un dente che fa male o che ha fatto male nei giorni scorsi, quasi sempre è una reazione. Il linfonodo sta filtrando un'infezione che arriva da una radice. Non si cura il linfonodo: si cura il dente. Quale dente sia, e se si possa tenere, lo stabilisco in visita.
I linfonodi sono stazioni di filtro. Quelli sotto la mandibola e lungo il lato del collo raccolgono la linfa che arriva da denti, gengive, labbra e gola. Quando dei batteri escono dalla punta di una radice, quel distretto si mette a lavorare di più e il linfonodo si ingrossa. È un segnale di difesa, non una malattia a sé.
Al tatto è una pallina che scorre sotto le dita, dolente quando la preme, grossa come un fagiolo o poco più. Molte persone se ne accorgono per caso, mentre si lavano o si radono, e si spaventano. Nella maggior parte dei casi che vedo in studio, il collo sta solo raccontando quello che sta succedendo a un dente.
In visita palpo il collo e il bordo della mandibola da tutti e due i lati, perché il confronto dice molto. Poi cerco il dente. Percuoto con delicatezza, provo la risposta al freddo, controllo le vecchie otturazioni e le corone, guardo se la gengiva vicino a una radice è gonfia o se c'è una fistola. La radiografia mi mostra se intorno a un apice c'è un'area scura.
L'indizio più forte è la coincidenza di lato. Un linfonodo di origine dentale è quasi sempre dalla stessa parte del dente malato. E quel dente, di solito, ha una storia: una carie profonda, un'otturazione vecchia, oppure una devitalizzazione fatta tempo fa che non ha mai smesso del tutto di dare fastidio.
Capita, e lo dico subito quando succede. Se i linfonodi sono ingrossati anche dall'altro lato, se c'è mal di gola, naso chiuso, un raffreddore recente, il collo sta reagendo alle vie respiratorie e i denti non c'entrano. In quel caso non apro nulla: le spiego cosa ho trovato e la rimando al medico curante.
C'è poi una situazione che tratto con attenzione diversa: un nodulo duro, fisso, che non fa male, che non cambia da settimane e non ha accanto nessun dente sofferente. Lì il mio esame si ferma. Le consiglio una valutazione con il collega giusto, e le consiglio di non rimandarla.
Se l'origine è la radice, il lavoro è dentro il dente. Apro la camera, tolgo il contenuto infetto dei canali, lascio sfogo alla pressione. Lavo, sagomo, medico e chiudo con un provvisorio. Il dolore di solito cala nel giro di ore, il gonfiore del collo ci mette un po' di più perché il linfonodo si svuota con calma.
Se il dente era già devitalizzato, il problema è rimasto in un canale non pulito o non sigillato: in quel caso rientro e rifaccio il trattamento, e di questo parlo più in dettaglio in «Il dente è già devitalizzato e fa di nuovo male». Se c'è una raccolta di pus da drenare, la drenaggio prima di tutto il resto.
Quando i canali sono puliti e il dente è calmo, si passa alla ricostruzione. Su un molare che ha perso molta sostanza di solito proteggo le cuspidi con un intarsio o una corona, perché un dente trattato e lasciato indebolito si spacca. Poi controllo la radiografia a distanza, per vedere l'osso che si rigenera.
Prima della visita: non applichi calore sul collo o sulla guancia, non prema e non strizzi il linfonodo, mastichi dall'altro lato, beva. Se compare febbre, se il gonfiore sale verso l'occhio o scende sotto la lingua, se fatica a deglutire o ad aprire la bocca, non aspetti l'appuntamento: ne parlo in «Quando all'ascesso si aggiunge la febbre».
Dopo che il dente è stato trattato, il linfonodo non torna normale lo stesso giorno. Si riduce gradualmente nell'arco di una o due settimane, spesso anche tre, e nel frattempo resta mobile e sempre meno dolente. Questo è il decorso che mi aspetto. Se invece non cambia, o riprende a crescere, la rivedo e riapro la questione.
Non ogni dente che ha fatto reagire un linfonodo si recupera. Se la corona è rimasta solo un guscio sottile sotto il livello della gengiva, se c'è una frattura verticale che corre lungo la radice, se la perdita di osso intorno al dente è già importante, pulire i canali non risolve: l'infezione torna, e con essa il gonfiore.
In quei casi glielo dico con chiarezza e le spiego cosa comporta togliere il dente, rimandandola per il dopo a una valutazione con il collega giusto. La differenza fra un dente da tenere e un dente da lasciare andare non si vede da una foto né da un racconto al telefono. Si vede in visita, con la radiografia davanti.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
Non di per sé. Un linfonodo mobile e dolente significa che sta filtrando, cioè che sta facendo il suo lavoro. Il segnale da non ignorare è diverso: gonfiore che si estende al viso o sotto la lingua, febbre, difficoltà a deglutire.
Può ridurlo per qualche giorno, ma finché il canale resta infetto il problema torna. Il farmaco accompagna il trattamento, non lo sostituisce. La causa va tolta dall'interno del dente, altrimenti si rimanda soltanto.
Sì, e succede spesso con i denti già devitalizzati. Il nervo non c'è più, quindi il dente non segnala, ma l'infezione alla punta della radice continua. Lo vedo in radiografia e a volte lo sospetto proprio dal collo.
Se c'è un dente che fa male o che ha dato fastidio di recente, cominci da me: in visita capisco in poco tempo se l'origine è dentale. Se invece non c'è nessun dente coinvolto e il nodulo persiste, la indirizzo io.
Nel caso di cui parlo qui, no. Il linfonodo si sgonfia da solo quando la causa viene eliminata. Quello che eventualmente si drena è la raccolta di pus vicino al dente, non il linfonodo.
Può succedere se nel dente è rimasta una parte non pulita, o se il dente non è stato protetto e si è rotto. Per questo controllo la radiografia a distanza invece di fermarmi al fatto che il dolore è passato.
Un linfonodo che resta uguale o cresce oltre le due o tre settimane, duro e non dolente, merita un controllo medico anche se nel frattempo il dente è stato curato. Non è un'attesa da prolungare.
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