Quel dolore che non passa con l'antidolorifico
Dolore spontaneo, che arriva di notte e non si calma: di solito è la polpa del dente infiammata. Cosa succede e cosa si fa, a Montecatini Terme.
Endodonzia
Sono due lavori diversi, non due versioni dello stesso lavoro. L'otturazione rimette a posto la parte di dente mancante. La devitalizzazione svuota i canali, e poi il dente va comunque richiuso. Quindi la domanda vera è una sola: la polpa si tiene o no. La risposta arriva in visita, e a volte solo dopo aver tolto tutta la carie.
Chi mi chiede «basta un'otturazione o devo devitalizzare?» sta mettendo sullo stesso piano due cose che stanno in sequenza. La prima domanda riguarda la polpa: resta dentro il dente o va tolta. La seconda riguarda la forma del dente: con cosa lo richiudo, una volta finito il lavoro dentro.
Se la polpa resta, le due domande si chiudono insieme: toglie la carie, ricostruisco, fine. Se la polpa va tolta, la seconda domanda resta aperta uguale, perché anche un dente devitalizzato ha bisogno di un restauro che tenga. Per questo non esiste la scelta «faccio solo l'otturazione così è più semplice»: il restauro serve in entrambi i casi.
Sulla polpa guardo due cose. Come si comporta il dente nella vita di tutti i giorni, cioè se il fastidio arriva solo con uno stimolo e poi se ne va, oppure parte da solo e resta. E come si presenta ai test che faccio in poltrona, confrontandolo con i denti accanto. Una radiografia completa il quadro: profondità della cavità, distanza dalla camera pulpare, aspetto dell'osso intorno alla radice.
Sul dente guardo quanto ne è rimasto in piedi. Due pareti solide e una cavità contenuta sono una situazione comoda. Un dente che ha perso una cuspide, o che è già stato otturato più volte, è un'altra storia: lì il tema non è più riempire ma tenere insieme. Di questa parte parlo in «Otturazione, intarsio o corona: come si sceglie».
Dopo la visita ho un'ipotesi, non ancora una decisione. La decisione la prendo con il dente aperto. Si anestesia, si rimuove la carie fino al tessuto sano e a quel punto si vede davvero cosa separa la cavità dalla polpa: uno strato di dentina, anche sottile, o niente.
Se quello strato c'è, lo proteggo e ricostruisco. Se la polpa si affaccia, con un sanguinamento che non si placa, la strada è la devitalizzazione e la imbocchiamo nella stessa seduta o in quella dopo, secondo come siamo messi con il tempo. Questo possibile cambio di programma lo dico prima, mai a cose fatte: chi si siede in poltrona deve sapere che esistono due finali.
Ci sono denti in cui la carie è arrivata vicina alla polpa ma i segnali sono ancora buoni. In quei casi preferisco ricostruire e dare al dente la possibilità di cavarsela, invece di togliere una polpa che forse è ancora recuperabile. Non è un rinvio: è il tentativo che va fatto per primo, perché una polpa viva difende il dente meglio di qualsiasi materiale.
Il patto però è chiaro. Nelle settimane successive una certa sensibilità rientra nel previsto. Non rientra il dolore che parte senza motivo, che dura, che si sveglia la notte. Se compare, si passa alla devitalizzazione senza aver perso niente. Rivedo il dente a qualche settimana e poi più in là, perché una polpa può cedere anche senza dare segnali evidenti.
Alcune situazioni chiudono il discorso in partenza. Un dente che non risponde più agli stimoli e duole alla masticazione. Un'area scura intorno alla punta della radice. Un gonfiore sulla gengiva che va e viene. Qui la polpa non c'è più o non è recuperabile, e riempire la cavità vorrebbe dire chiudere il problema dentro il dente, dove continuerebbe per conto suo. In quei casi la devitalizzazione non è una scelta fra due, è l'unica strada per tenere il dente. Il ragionamento completo è in «Quando un dente va devitalizzato davvero».
C'è anche il caso opposto, quello in cui non basta nessuna delle due. Una frattura che corre sotto il livello osseo, oppure così poco dente sano che non resta niente a cui agganciare il restauro. Non lo nascondo e non lo rimando: lo dico in visita, ragioniamo su cosa ha senso fare e, se serve guardare oltre, la indirizzo a una valutazione con il collega giusto.
Dopo un'otturazione il dente continua a sentire il freddo e il caldo, perché la polpa è al suo posto. Nei primi giorni può essere un po' suscettibile, poi si assesta. Il punto da controllare nel tempo è il bordo del restauro: finché il sigillo tiene, la carie non riparte da lì.
Dopo una devitalizzazione il dente non sente più nulla dall'interno. Resta sensibile alla pressione per qualche giorno, perché i tessuti intorno sono stati sollecitati. Cambia soprattutto la sua resistenza: senza polpa, e di solito con meno pareti, è un dente che va protetto in modo diverso, specialmente sui molari. Il colore può cambiare leggermente negli anni, cosa che si nota soprattutto sui denti davanti.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
Spesso sì, ma l'assenza di dolore non basta a escludere il resto. Una polpa può spegnersi in silenzio. Nei denti con cavità molto profonde o restauri vecchi faccio comunque i test e una radiografia prima di decidere.
Quando il quadro lo consente è esattamente quello che propongo. Se invece i segni dicono che la polpa è già compromessa, l'otturazione non sarebbe un tentativo ma un rinvio con dolore annunciato. In quel caso glielo spiego in visita.
Posso dirle quale ipotesi è più probabile e quanto è probabile. La certezza arriva quando la carie è stata rimossa tutta. Quando il quadro è intermedio concordiamo in anticipo cosa fare se il dente, aperto, racconta un'altra storia.
Le carie avanzano, e due visite distanti qualche mese possono vedere due situazioni diverse. Io ripeto i test e guardo le immagini, comprese quelle precedenti se le porta. Il confronto fra due radiografie nel tempo chiarisce più di una discussione.
Può accadere. Una polpa già sofferente a volte non si riprende, anche se il restauro è stato fatto con cura. Se nelle settimane dopo compare dolore spontaneo o notturno, si procede con il passo successivo.
Una ricostruzione si chiude di norma in una seduta. La devitalizzazione richiede più tempo, una seduta lunga o due, e poi va aggiunto il restauro finale. Dipende dal dente e da quanti canali ha: lo definiamo in visita.
No. Senza immagine non vedo quanto è profonda la cavità, quanto dista dalla camera pulpare e come sta l'osso alla punta della radice. Guardare solo dall'esterno porta facilmente alla scelta sbagliata fra le due strade.
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