Si è rotto un pezzo: cosa si salva
Uno spigolo che salta, una cuspide che cede, una vecchia otturazione che si stacca: cosa cambia fra i casi e cosa si ricostruisce.
Conservativa
La differenza sta nella durata. Una fitta che arriva col freddo e passa in due o tre secondi racconta una cosa; una che resta lì per un minuto ne racconta un'altra, ed è quella che va guardata.
Se il fastidio dura pochi secondi e sparisce, di norma il nervo è sano e reagisce a uno stimolo: una carie iniziale, una gengiva ritirata che ha scoperto un pezzo di radice, un'otturazione vecchia che non chiude più bene, o semplicemente lo smalto consumato.
Sono situazioni in cui si interviene sulla causa e la sensibilità rientra.
Se il dolore continua dopo aver tolto il freddo, l'infiammazione ha coinvolto la polpa più a fondo. Lì la domanda non è più come coprire la sensibilità, ma se il nervo si può ancora salvare.
Si controlla come reagisce quel dente rispetto ai vicini, si guarda la radiografia e si valuta quanto è profonda la carie o quanto è arretrata la gengiva. Da lì si decide se basta un'otturazione, se si prova a proteggere il nervo, o se serve il trattamento canalare.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
Sulla sensibilità da radice esposta possono dare sollievo, ed è ragionevole provarli. Non risolvono una carie né un'infiammazione della polpa: se il fastidio persiste dopo qualche settimana, il problema è un altro.
Un dente appena trattato può restare sensibile per qualche settimana, ed è normale. Se dopo un mese non accenna a diminuire, o peggiora, va rivisto.
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Quando una carie arriva vicino alla polpa non è automatico devitalizzare. Cosa si valuta e come si prova a salvare il nervo.
Non tutte le ricostruzioni sono uguali. Cosa cambia fra otturazione, intarsio e corona, e su cosa si decide.