Quando la sensibilità al freddo è un segnale
La fitta col freddo che passa subito è una cosa, quella che resta è un'altra. Come si distinguono, e cosa si fa.
Conservativa
Se dopo un'otturazione sente che quel dente tocca prima degli altri, o che la bocca non chiude più come prima, nella maggior parte dei casi il materiale è appena più alto del contatto giusto. Non è un danno. Si corregge con un ritocco breve, in una seduta. Però va guardato in studio: il punto alto si trova solo facendo mordere.
Il segnale più chiaro è il contatto. Chiude la bocca e un dente arriva prima, come se ci fosse uno spessore. Masticare da quel lato dà una fitta breve, che finisce appena smette la pressione. A volte il dente diventa sensibile anche solo appoggiandoci la lingua. Il resto della giornata, invece, è silenzioso.
Spesso il disturbo compare o peggiora quando l'anestesia è passata, quindi qualche ora dopo la seduta. Può aggiungersi un fastidio ai muscoli della guancia o davanti all'orecchio, perché la chiusura è cambiata e l'altro lato lavora meno. Qualche paziente mi racconta che ha iniziato a mangiare tutto dalla parte opposta senza nemmeno accorgersene.
Durante il lavoro il dente è anestetizzato e la bocca è tenuta aperta. In quelle condizioni la percezione del contatto non è attendibile: chi sta sulla poltrona non riesce a dire con precisione se tocca troppo. Io l'altezza la controllo sempre prima di finire, ma il margine in gioco è di frazioni di millimetro, e a bocca chiusa a fondo il quadro può cambiare.
Conta anche dove si trova il restauro. Sui molari e sui premolari il contatto è ampio e bisogna ricostruire cuspidi e solchi, quindi la forma da riprodurre è più complessa. E se il dente era scheggiato o cariato da tempo, i denti intorno si sono già spostati un poco per occupare lo spazio rimasto libero.
Le faccio mordere su una cartina colorata molto sottile, che lascia un segno nei punti dove i denti si toccano. Il punto alto si vede subito: una macchia più marcata e più estesa delle altre. Poi le chiedo di muovere la mandibola in avanti e di lato, perché un restauro può andare bene in chiusura e dare interferenza solo nei movimenti.
Nello stesso appuntamento verifico che il disturbo venga davvero dal contatto. Premo il dente con delicatezza, provo la risposta al freddo, guardo il bordo dell'otturazione e la gengiva intorno. Se il dolore è spontaneo, pulsante o la sveglia di notte, il discorso cambia e non si chiude con un ritocco: di quel caso parlo in «Il dente otturato continua a farmi male».
Il ritocco è breve. Si asporta la frazione di materiale in eccesso con una fresa fine, si fa mordere di nuovo, si controlla di nuovo, e avanti così fino a quando il segno sul restauro è uguale a quello dei denti vicini. In genere non serve anestesia, perché si lavora sul materiale e non sul dente.
Alla fine lucido la superficie ritoccata. È un passaggio che non salto: una superficie ruvida trattiene placca e si consuma in modo irregolare. Poi le chiedo di masticare qualcosa e di dirmi come chiude a muscoli rilassati. Se resta un contatto fastidioso, lo correggo subito, non la rimando a casa con il dubbio.
Il dolore non sparisce sempre nell'istante del ritocco. Il legamento che sospende il dente ha preso qualche giorno di sovraccarico e ha bisogno di altrettanti giorni per calmarsi. Se dopo una settimana la fitta alla masticazione è identica a prima, la rivedo e si guarda altro.
Finché non ci vediamo, mastichi dall'altro lato e lasci stare i cibi duri e i bocconi che richiedono forza. Niente di complicato: quel dente va solo messo a riposo. Se stringe o digrigna i denti di notte, me lo dica, perché su un contatto alto il carico notturno cambia molto le cose.
Non provi a limarla da sé, con lime da unghie o altro: si toglie materiale dalla parte sbagliata, si rovina la superficie e il contatto peggiora. Un antidolorifico che usa di solito può servire per un giorno o due, ma serve a passare il momento, non a risolvere il contatto.
A volte l'altezza è solo la parte visibile. Se l'otturazione è ampia e le pareti del dente sono sottili, il contatto alto può aver fatto da leva e aperto una incrinatura. Lì ritoccare non è sufficiente: il dente va tenuto insieme con un restauro che abbracci le cuspidi, e di questo scrivo in «Quando il dente va tenuto insieme, non solo riempito».
L'altro limite è il ritocco ripetuto. Se dopo due o tre aggiustamenti il contatto non va a posto, la forma del restauro non è recuperabile per sottrazione e conviene rifarlo. Continuare a togliere materiale lascerebbe il dente senza appoggio, e lo spazio perso lo riempirebbero i denti vicini inclinandosi.
Se invece le sembra che il morso sia cambiato su più denti, e non solo su quello appena curato, il problema non è il singolo restauro. In quel caso la valutazione è diversa e a volte va fatta con il collega giusto. Che strada prendere lo decidiamo in visita, dopo aver guardato.
Se le sta succedendo questo, una visita dice se il dente si tiene.
Una leggera sensazione di diverso nei primi due o tre giorni è comune e si attenua da sé. Un dente che tocca prima degli altri, invece, non si sistema con l'abitudine: più passa il tempo, più il legamento resta infiammato.
Si lavora sul materiale dell'otturazione, non sul dente, e di norma non serve anestesia. Sentirà la vibrazione della fresa e il getto d'aria. Dura pochi minuti, e il fastidio alla pressione resta quello che aveva entrando.
Perché con l'anestesia la percezione del contatto è alterata e con la bocca tenuta aperta la chiusura non si prova a fondo. Il controllo si fa anche in seduta, ma il riscontro vero arriva quando torna a masticare normalmente.
Sì, e il controllo del contatto è lo stesso. Su ceramica o zirconia il ritocco richiede frese dedicate e una lucidatura più accurata, perché una superficie lasciata ruvida consuma il dente che le morde contro.
Il dente resta dolente alla masticazione, la gengiva intorno può infiammarsi e il sovraccarico continuo può incrinare una cuspide o staccare un pezzo del restauro. Quando vedo questi casi tardi, il lavoro da fare è più grande di un ritocco.
Quasi mai. Nella maggior parte dei casi basta correggere il punto di contatto. Si rifà quando il restauro è troppo in eccesso per essere solo rifinito, oppure quando il bordo non chiude bene e sotto c'è altro da affrontare.
Sì. Guardo il contatto, il bordo e lo stato del dente, e le dico che cosa vedo. Se serve solo un ritocco lo faccio; se il quadro è più complesso le spiego le possibilità. La decisione la prendiamo in visita, insieme.
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